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E ANCORA UNA VOLTA NELLA LEGGE DI BILANCIO RIAPPARE L’INSERIMENTO DELLA LICENZA DI PESCA IN MARE

Dalla maggioranza, come un fulmine a ciel sereno, è di nuovo spuntata la proposta di tassare l’esercizio della pesca sportiva e ricreativa in mare. In altre parole, se verrà approvato l’emendamento presentato in Commissione Finanze della Camera dall’onorevole siciliano Carmelo Del Monte e da diversi altri parlamentari della Lega, con la nuova Legge di Bilancio, dal 1 gennaio 2019, i pescatori sportivi e ricreativi che praticano l’attività alieutica in mare dovranno pagare un contributo (che varia da 10 a 100 euro) allo Stato italiano.
Claudio Matteoli, Presidente della FIPSAS, in prima battuta non nasconde le sue forti perplessità su questa scelta:
In linea di principio la Federazione è contraria all’idea di un nuovo balzello quale è l’obbligo di una licenza onerosa per poter esercitare la pesca in mare. Non è infatti ipotizzabile che si cerchi di fare cassa con i soldi dei pescatori per cercare di ripianare buchi esistenti in altri settori ed è assolutamente fuori dal mondo l’idea che si possano prelevare soldi dai pescatori sportivo-ricreativi per contribuire a finanziare dei pescatori professionisti, così come si è ripetutamente cercato di fare nella scorsa legislatura, fortunatamente con nessun successo.
Purtroppo, vedendo però come questo Governo difficilmente faccia passi indietro sulle scelte fatte, temo che non ci sia molto da fare se non cercare che tutto il male non venga per nuocere. In altre parole ritengo che se proprio non si potrà fare a meno di pagare dovremo esercitare una forte azione di lobby affinché vengano rispettate certe condizioni e posti determinati paletti, il primo e più importante dei quali è quello che tutti i soldi derivanti dall’istituzione della suddetta tassa tornino totalmente alla pesca sportivo-ricreativa. E, in questo caso, di possibili esempi per un buon utilizzo dei fondi resisi disponibili me ne vengono in mente molti tra i quali si possono citare la salvaguardia del mare, il potenziamento dei controlli contro la pesca illegale, la programmazione di attività volte alla sostenibilità ambientale, il ripopolamento di specie considerate a rischio, il divieto di pesca di alcune specie nel loro periodo di frega, l’istituzione di zone di tutela e di nursery per la fauna ittica, la posa di barriere artificiali anti reti a strascico, la maggiore fruibilità e accessibilità di spiagge e porti, ecc..
Spero proprio che chi ha proposto l’emendamento abbia preso in considerazione il fatto di esentare dal pagamento tutti coloro che si trovano già in possesso di una licenza di pesca in acque interne. Sembrerebbe, infatti, assurdo se qualcuno dovesse pagare due volte per poter praticare il proprio hobby.
A questo punto è urgente chiedere un confronto con la politica per comunicare e motivare le nostre perplessità cercando di far stralciare la proposta di istituzione della licenza o quanto meno di assicurare un giusto utilizzo delle risorse che si dovessero recuperare ricordando ai legislatori che dal momento che dovessimo pagare una tassa acquisiremmo anche dei diritti che chiederemo di esercitare”.