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LA RISPOSTA DEL MINISTRO CINGOLANI ALL’INTERROGAZIONE PRESENTATA NON MOLTO TEMPO FA A PRIMA FIRMA SEN. SIMONE BOSSI IN MERITO AL TEMA IMMISSIONE ALLOCTONI VA NELLA DIREZIONE OPPOSTA A QUELLA AUSPICATA DA FIPSAS E FIOPS

La risposta del ministro, seppur incentrata su aspetti che riguardano la regione Lombardia, a nostro avviso non tiene sufficientemente in considerazione il fatto che le immissioni delle specie ittiche non invasive, con particolare riguardo alla Trota fario (Salmo trutta) e alla Trota iridea (Oncorhynchus mykiss), presenti in natura su tutto il territorio nazionale da oltre un secolo e mezzo, sono un elemento fondante della funzionalità del sistema della pesca sportiva e dell’acquacoltura, innegabilmente cruciale per la sopravvivenza del settore. Tali immissioni rappresentano infatti una risorsa imprescindibile per la resilienza ed il rilancio delle aree interne e uno strumento utile a ridurre lo sforzo di pesca gravante sulle popolazioni ittiche pregiate.
 
 
La nota del ministro della transizione ecologica non tiene minimamente in considerazione la previsione, contenuta nella normativa richiamata, in virtù della quale può essere autorizzata “l’immissione in natura delle specie e delle popolazioni non autoctone per motivate ragioni di rilevante interesse pubblico, connesse a esigenze ambientali, economiche, sociali e culturali”.
Va altresì evidenziato che la normativa in oggetto prevede, purtroppo, una procedura eccessivamente complessa e che può portare a decisioni discrezionali, basate su valutazioni che non tengono nella necessaria considerazione le esigenze economiche sociali e culturali.
 
Basti pensare che l’unica autorizzazione finora rilasciata (regione Marche), tra quelle richieste, risulta tardiva, parziale e sostanzialmente insufficiente anche per ricavare i dati utili a comprendere i reali impatti (e non solo quelli finora presunti) che alcune specie alloctone di interesse alieutico possano esercitare sulle diverse componenti faunistiche delle acque dolci.
Si fa presente, altresì, che le valutazioni tecniche finora eseguite sugli studi del rischio presentati dalle regioni si basano su criteri presunti e adottano in maniera assolutistica il principio della precauzione, secondo cui in mancanza di dati ed evidenze scientifiche la cosa migliore sia non fare immissioni. Appare, quindi, evidente che tale procedura tradisca il mandato del legislatore che modificando il DPR 357/97 e successivamente approvando il D.D. del 02/04/2020 ha voluto fornire la reale possibilità di autorizzare le immissioni di specie non autoctone e non introdurre un nuovo strumento di divieto assoluto. Pur comprendendo che la materia ambientale sia di competenza dello stato, attualmente le Regioni, il mondo associazionistico, gli allevatori e tutti gli operatori economici del settore non si spiegano perché il Ministero abbia deciso di non tenere conto degli strumenti di governo cui la gestione delle acque si ispira, ovvero Carte Ittiche, Piani Ittici già legittimati dalla procedura coordinata VAS-VI nell’ambito della quale vengono normalmente contemplati tutti gli aspetti in ordine alla conservazione degli habitat e delle specie degli ambienti di acqua dolce.
 
FIPSAS E FIOPS RIBADISCONO CHE LA SOLUZIONE A QUESTA PROBLEMATICA NON POTRÀ CHE ESSERE DI NATURA POLITICA.
 
È necessario che il sistema politico, nel suo complesso, si assuma la responsabilità di risolvere la problematica operando l'unica scelta saggia possibile ovvero quella di intervenire per definire, in accordo con le Regioni e con le Province autonome, un provvedimento, ad integrazione del Decreto Ministeriale 19 gennaio 2015 (emanato di concerto dal Ministero dell’Ambiente e dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali) “Elenco delle specie alloctone escluse dalle previsioni dell’articolo 2, comma 2bis, della legge n. 157/1992”, da applicare alle specie ittiche dulciacquicole di interesse alieutico, non ricomprese tra le specie aliene invasive di cui al Regolamento (UE) 1143/2014, che pur non essendo originarie del territorio italiano, vi siano giunte da tempo immemorabile– per intervento diretto intenzionale o involontario dell’uomo – e quindi naturalizzate in un periodo storico antecedente il 1900 DC, o che siano state introdotte e naturalizzate in altri paesi prima del 1900 DC e siano successivamente arrivate in Italia attraverso naturali fenomeni di espansione, la cui diffusione e l’eventuale impatto hanno ormai raggiunto i limiti naturali.
 
Questa la posizione portata in questi mesi in tutte le sedi istituzionali.