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OGGI VI RACCONTIAMO UNA STORIA

Oggi vi vogliamo raccontare una storia che comincia decisamente male, ma che poi, come altre  storie che cominciano male, si trasforma in seguito in una favola e quindi finisce bene. Andiamo quindi a raccontare la storia di Massimo, nome ovviamente di fantasia, che oltre al suo lavoro coltiva la passione della pesca sportiva e che, essendo fermamente convinto che per pretendere bisogna anche dare, vorrebbe che il mondo fosse più pulito e corretto  per cui, per metterci del suo, dedica parte del suo tempo al servizio di vigilanza sulle acque del territorio in cui vive.

Un giorno Massimo era in giro con la sua auto, provvista delle targhe di riconoscimento relative alla vigilanza ittica, quando ha visto un ragazzo che pescava sulle sponde di un corso d’acqua. Ligio al suo ruolo è sceso verso il ragazzo e ha fatto la richiesta di poter visionare i documenti di riconoscimento e i permessi per praticare la pesca in quel determinato luogo. A questa richiesta il ragazzo si è un attimo risentito ed ha  riferito alla Guardia Volontaria “che non era al corrente del fatto che per pescare ci volessero dei permessi”; la Guardia ha quindi chiesto al ragazzo di declinare le proprie generalità ed il giovane pescatore, che chiameremo Arturo, ha in un primo momento fornito false generalità, per poi ravvedersi e raccontare il vero chiedendo alla Guardia di accompagnarlo dalla nonna per poter recuperare i documenti di identità.

La guardia, visto il cambio di atteggiamento, si è ovviamente resa disponibile  per cui entrambi sono saliti in auto; appena saliti però Arturo ha fatto una chiamata telefonica , presumibilmente al padre, relazionandolo sull’accaduto. Questo si è subito alterato ed ha detto al figlio di non muoversi dal posto che sarebbe immediatamente intervenuto. A quel punto Arturo è sceso dall’auto e dopo una decina di minuti è arrivato un signore, ovviamente è un eufemismo perché preferiamo definirlo “l’energumeno”, che senza presentarsi ha preso a schiaffi e calci la Guardia Volontaria, fin qui rea di aver fatto solo il proprio dovere. La Guardia, riuscita a divincolarsi, ha chiamato al telefono un collega che è prontamente intervenuto e poi sul posto è passato anche casualmente un carabiniere fuori servizio che, ovviamente, vista la situazione, si è fermato e subito reso disponibile.

A questo punto la norma direbbe che tutto sarebbe dovuto rientrare nei ranghi ed invece “l’energumeno” ha continuato a prendere a male parole la Guardia minacciandola anche di morte. Arriviamo quindi al lieto fine che narra di un tribunale che ha dato pienamente ragione alla Guardia ed ha condannato “l’energumeno” a sei mesi di reclusione, a rifondere i danni causati ed al pagamento delle spese processuali. Bene siamo arrivati alla fine di questa storia/ favola, l’ultima cosa però che dobbiamo ovviamente dire è che tutto questo non è frutto di fervida immaginazione, ma purtroppo è solo la sacrosanta realtà. Per fortuna non succede spesso, ma qualche volta quello che abbiamo raccontato è il ringraziamento che viene fornito a persone che per provare a crescere e costruire dedicano del loro tempo agli altri.

Da parte nostra invece un grande GRAZIE.